Il paese degli scalpellini

 

Quando sarà scoperta la statua dei suonatori di launeddas, dedicata a tutti gli artisti dell'isola che nel suono del particolare strumento si sono distinti. Preparativi che iniziano col dare un volto nuovo al luogo che dovrà accoglierla ed  ospitarla: il  piazzale del Municipio. I lavori sono già in corso. Con una ciliegina molto decorativa: il pavimento sarà tutto coperto con mattoni di arenaria gialla, la stessa pietra che riveste il campanile del 1600 della  parrocchia di San Michele Arcangelo. Pietra di Collinas che arriva dalla cava di Funtana Pira, non molto distante dal centro abitato.  Una cava nel terreno di proprietà del signor Floreano Spada,  dove sono stati trovati  i resti che testimoniano l'estrazione e la lavorazione della pietra della torre campanaria, simbolo del paese. Ora sono tanti i volontari che, in assenza di giovani scalpellini, si danno da fare per riprendere in mano scalpello e martello e ricominciare a picchiare sui grandi blocchi.   "Da noi", racconta Olivio Tuveri, uno dei  volontari, "non esistono strade, piazze, case, pareti, recinzioni, archi, sedili e scale senza avere almeno una parte, un minuzioso elemento,  realizzati con la nostra pietra. Sino al 1950 è stata il materiale edilizio più conosciuto e più sfruttato. Poi è arrivata l'era del blocchetto. Molto più economico, molto più pratico e molto più facile da lavorare. La cava a poco a poco venne dimenticata e abbandonata a se stessa".  Aggiunge: "Ora, per fortuna, abbiamo un sindaco che se ne sta occupando. Speriamo che riesca a valorizzarla come un tempo". E il primo cittadino, Francesco Cannas, punta proprio sulla risorsa locale. "L'impegno- dice- è rimettere in moto l'attività estrattiva e sfruttarla per creare occupazione. Collinas ha la fortuna di avere bravi maestri scalpellini, base indispensabile per poter pensare ad azioni di mercato. L'obbligo deve essere quello di lavorare nel nostro territorio, esportarla semmai una volta pronta. Solo così riusciremo a rilanciare il settore". Tutti d'accordo. "L'estrazione e la lavorazione", dice Ferruccio Spada, un rinomato scalpellino, "non è un'attività pesante, come molti  giovani pensano. Piuttosto è un'arte che richiede pazienza. La fretta è la vera nemica degli scalpellini. Personalmente ho iniziato a lavorare quando avevo 16 anni. Ho imparato tutto dal mio padrone: niente scuola, niente formazione. Una volta che si è in mezzo, le regole si apprendono con facilità. Basta provare". Un consiglio ai giovani, nel caso ce ne fosse qualcuno pronto ad apprendere l'arte. 

Santina Ravì