Burrasca sulla vendita di un lotto di terreno termale

E' stato un passaggio consiliare sofferto, a tratti anche oggetto di feroci contestazioni, quello relativo alla vendita di un terreno a Santa Mariaquas di un ettaro e mezzo di superficie, destinato alla realizzazione di un albergo di 200 posti letto, il massimo possibile se si tiene conto dell'intero compendio che circonda l'area edificabile di oltre sette ettari. Il prezzo a metro quadrato è di 9 euro, somma stabilita dall'Ufficio tecnico erariale. La proposta di delibera portata in discussione nell'assise civica, secondo l'amministrazione di centrodestra, presenta due finalità: consentire ai privati di realizzare opere e valorizzare l'area. I contrasti in aula, però, si sono accesi soprattutto sulla procedura: per la maggioranza necessaria, per la minoranza illegittima. La discussione si è scaldata e tra un'accusa e l'altra, alla fine, ad alzare la mano per licenziare la proposta è stata sola la maggioranza, un secco no è arrivato dalla parte opposta.
Tutto nasce lo scorso anno, quando un imprenditore si fa avanti per acquistare un terreno alle terme e realizzare un albergo. L'area viene individuata dove ogni anno, in occasione dei festeggiamenti della patrona della diocesi di Ales Terralba, si realizzano parcheggi. Quasi di fronte all'hotel Eucalipti. Il primo passo la disponibilità del Comune a vendere. Poi il compromesso con i proprietari dei terreni privati. Finalmente l'obiettivo raggiunto con la discussione in Consiglio. "Stiamo vivendo una crisi economica senza precedenti", ha detto il sindaco Giorgio Zucca, "per questo motivo un imprenditore, che si dichiara disponibile ad investire, va accolto a braccia aperte. Realizzare un albergo a Santa Maria significa lavoro, significa sviluppo. Stasera siamo chiamati a dire la nostra sulla vendita di un lotto di terreno di un ettaro e mezzo, a nove euro a metro quadrato. Un fazzoletto di terra che, isolato dall'intero compendio di quasi sette ettari cui appartiene, ha poco valore. Sufficiente appena per un alberguccio di 60 posti letto. Che male c'è se anche il Comune cede la sua parte assieme a quella dei privati?". Per la maggioranza una luce che si accende sul futuro delle terme. "Spegnerla prima ancora che si illumini", ha commentato il vicesindaco Toni Marras, "sarebbe come mandare all'aria la risoluzione di un problema". Ma per la minoranza si tratta di un'azione illegittima. "Quel terreno", ha osservato Renato Atzori, "a suo tempo è stato espropriato per farne un uso di pubblica utilità. Non certo per venderlo. Un introito di circa 130 mila euro che beneficio porta al Comune? In ogni caso prima di realizzare alberghi occorre un Piano particolareggiato: costruire qua e là senza criteri potrebbe compromettere il vero sviluppo termale. Ne avremmo dovuto discutere prima. Invece si viene in Consiglio con tutte le carte pronte. Non c'è trasparenza". Pronta la replica dell'assessore al bilancio Roberto Caddeo: "Qui c'è in gioco il futuro termale. Gli unici che possano dare una mano sono i privati. Le casse del Comune sono vuote. A chi ha memoria corta e oggi ci accusa di offuscare procedimenti e nascondere atti, voglio ricordare che quando sono stati loro al governo proprio sulle terme hanno blindato tutto nel protocollo riservato". Apriti cielo. Toni accesi e voci sovrapposte: ciascuno pretendeva di essere nel giusto. "Siamo di fronte ad un'azione illegittima", ha osservato il capogruppo Giuseppe Garau, "il Comune deve dotarsi di un regolamento che prevede i beni da vendere. Regolamento che non c'è". Per l'assessore al sociale Paolo Zucca sull'utilità pubblica dell'azione non ci sono dubbi. "Costruire un albergo è dare impulso alle terme. Ad una ricchezza pubblica, appunto. Certo si sarebbero potuti adottare altri procedimenti. Come espropriare le aree. Ma il Comune non ha soldi. Dobbiamo entrare nell'ottica della politica del risparmio. Meglio investire sulle priorità: ospedale e scuole. Per il resto sono convinto che sarebbe meglio procedere ad una vendita diretta piuttosto che ad una gara pubblica. L'imprenditore interessato ha già stipulato un compromesso di vendita con i privati: che senso ha mettere solo il fazzoletto di terra comunale sul mercato?".
Santina Ravì