Michelangelo Sanna, archeologo per passione

Come si definirebbe?
Un avventuriero nato con l'istinto di conoscere e di scoprire.
La rivista "Focus" ha parlato di lei: a che proposito?
Ho rilasciato un'intervista telefonica ad una giornalista di Milano che mi ha rivolto qualche domanda a proposito dei combattimenti nella guerra d'Africa del 1942, e precisamente della battaglia di El Alamein, di cui parlai in uno dei miei libri. Non so però come questo sia arrivato alle loro mani.
Ha pubblicato un libro. Ce ne parli.
A dir la verità ne ho pubblicato ben tre: due narrano di vicende vissute in guerra e uno della mia grande passione per le ricerche e scoperte archeologiche.
Nei primi libri tratto delle mie personali esperienze vissute nel corso della seconda guerra mondiale e dei miei tre anni di prigionia in America, dal 1943 al 1946. Fui volontario di guerra e partii a soli 19 anni, appartenevo al 31° battaglione.
Per quale motivo fu arrestato e considerato un criminale di guerra?
Fui arrestato dopo l'otto settembre del 1943, quando, con il governo Badoglio, l'Italia cambiò bandiera e si schierò con gli Americani. Io, dopo aver rischiato la vita per onorare la mia patria, non potevo tollerare un altro voltafaccia da parte del mio paese. E dichiarai apertamente: <>. Dopo una dichiarazione di questo tipo fui schedato, arrestato e spedito per tre anni in America, prima nel Missouri e poi nel Texas.
Come ricorda quei lunghi anni di prigionia?
Sicuramente non ricordo la solitudine: c'erano tanti prigionieri che, come me, avevano la passione per la lettura. Per fortuna c'erano scuole e biblioteche dove io trascorsi parte del mio tempo.
Cosa avvenne dopo i tre anni di prigionia in Texas?
Fui rimpatriato in Italia e condotto in un distretto militare, dove fui incriminato e condannato per non riconoscre il nuovo corso politico, ma alla fine fui assolto per inesistenza di prove.
Ci parli dei suoi interessi.
Di passioni ne ho tante, molte delle quali legate alla cultura: non c'è giorno in cui non legga. Possiedo una biblioteca molto fornita, ho una spiccata predilezione per la letteratura italiana ed in particolare per Dante e la Divina Commedia, di cui possiedo diverse edizioni che custodisco gelosamente. Conosco a memoria molti canti dell'inferno.
Ma la mia più grande passione è senza dubbio la ricerca archeologica che, più che passione, io considero una vera e propria malattia, o meglio, una mania. Non tutti sanno che nella nostra zona si sono ritrovati tantissimi reperti.
Com'è nata questa passione?
Possiedo questa passione fin da quando ero bambino, andavo ancora alle elementari. Tutto cominciò quando un certo professor Caramelli, all'epoca uno dei più rinomati studiosi di archeologia, tenne una conferenza in cui illustrò alcuni reperti archeologici, risalenti al periodo nuragico, ricavati da scavi effettuati nella chiesa di Sant'Anastasia, a Sardara. Rimasi talmente affascinato nell'acquisire tali nozioni che nacque da subito un amore smisurato per l'archeologia che non mi ha mai abbandonato. Questo mi ha permesso di fare ricerche in varie parti del mondo: sono stato in Africa Settentrionale, in Egitto, in Tunisia. Attraverso le mie nozioni e l'aiuto di alcuni collaboratori, tra la metà degli anni '60 e i primi anni ‘70 ho effettuato, nella periferia di San Gavino, alcuni scavi tramite l'aratura a scasso che mi hanno permesso di fare delle straordinarie scoperte: qui vi trovai una miniera a cielo aperto.
Questo territorio si è rivelato uno dei più ricchi della Sardegna, tant'è che da alcuni scavi, molto profondi, sono affiorati dei resti del periodo nuragico e punico. Questa è stata una scoperta sorprendente per tutti.
Dove si sono svolti questi scavi?
Nelle campagne, in una località chiamata Funt'e canna. Circa 1500 sono custoditi e invetriati nel vecchio municipio; i reperti più ingombranti sono invece conservati dietro una porta sigillata al centro di aggregazione in via Pascoli.
Questo è un grande prestigio per il paese. Come ha reagito il comune a simili scoperte?
Nessuna autorità si è mai effettivamente interessata a questi straordinari dati. Purtroppo c'è molta invidia da parte delle autorità competenti. Ci hanno ascoltato con indifferenza sostenendo che queste scoperte erano di loro competenza ma noi siamo arrivati per primi. Vi è stato un sopralluogo da parte della sovrintendenza dei beni culturali che non ci ha rilasciato nessun tipo di dichiarazione, lavandosene le mani. Questi reperti sono stati, finora, oggetto d'incuria anche da parte del comune che non si è manifestamente interessato. L'unico che ha mostrato un vero interesse è stato il nucleo dei carabinieri di Sassari. Questi hanno provveduto a far denuncia alla magistratura, che si è incaricata di sequestrare tutto il materiale. La magistratura ha imposto al comune di conservare alcuni reperti in due zone di San Gavino. Questi purtroppo sono ammucchiati e perdono gran parte del loro valore. Tuttavia confido in una maggiore partecipazione da parte del nuovo sindaco. È davvero un gran peccato che a queste straordinarie scoperte non sia ancora dato il giusto merito, dato che rappresentano un nostro importantissimo patrimonio.
Che tipo di reperti sono?
Si tratta di oggetti in pietra come le macine nuragiche e altri di uso domestico. Oltre a questi sono stati ritrovati oggetti di grandi dimensioni, sempre risalenti al periodo nuragico, come menhir (esattamente tre), rappresentazioni della dea madre e tanti altri.
I carabinieri hanno fatto delle schedature. Sono risultati 5226 reperti archeologici, un'enormità: un recupero unico in un territorio così ristretto. Sono stati individuati 23 insediamenti nuragici, completamente rasi al suolo durante uno scontro coi Romani nel 215 a.C.
Com'è per un uomo della sua età e di così grande cultura la sua giornata tipo?
Molto semplice ed equilibrata. La mattina vado in macchina in campagna, ho la patente da 70 anni che mi è stata convalidata per altri tre anni. La sera leggo e guardo la tv.
Dopo una vita piena e vissuta fino in fondo conclude ironicamente: <>.
Marcella Pistis